I MOOC rappresentano la fine delle Università?

“Nel giro di 15 anni più della metà delle università sarà in bancarotta”. Una dichiarazione non da poco, pronunciata dall’eminente docente della Harvard Business School Clayton Christensen, e neppure nuova per chi segue #spiritoleader.

Qualche settimana fa riportavamo quella pronunciata dal rettore dell’Università di Berkeley, Richard Lyons, dello stesso tenore ma differente orizzonte temporale. Dai 10 anni di Lyons ai 15 di Christensen.

Chi ucciderà gli atenei? Sarà la crisi economica, riducendone gli introiti? O a farlo saranno i tagli ai finanziamenti pubblici? No, o per lo meno non solo.

La forza distruttrice potrebbe chiamarsi MOOC. Un acronimo a noi ben noto, che indica i corsi collettivi online saliti negli ultimi anni alla ribalta internazionale, con un consistente seguito di studenti provenienti dai 4 angoli del globo.

Ma è davvero così? O le previsioni dei due illustri docenti sono eccessivamente pessimistiche?

I MOOC vanno contro le Università tradizionali?

Cerca di approfondire la questione l’Economist, con un lungo dossier dal titolo The Digital Degree.

Tra le cause del declino economico individuate dal giornale – relative, è giusto sottolinearlo, agli atenei d’oltreoceano – un mix composto dalla minore capacità economica degli studenti, costretti da sempre a fronteggiare elevatissime rette, dai maggiori investimenti (e relativi indebitamenti) per attrarre quegli stessi studenti con più servizi, e da un generale calo dei finanziamenti pubblici, nonostante le amministrazioni democratiche si siano sempre mostrate generose a riguardo.

Poi c’è il fenomeno MOOC. Corsi tenuti online, e per questo con dei costi inferiori rispetto a quelli in aula, tanto da poter essere anche regalati o venduti a dei costi irrisori.

Gli atenei li hanno spesso utilizzati come “versione demo” delle proprie potenzialità agli occhi di potenziali nuovi studenti (un esempio è il Trinity College), o come veri e propri sostituti delle tradizionali lezioni frontali.

Una rosa che però si è rivelata non priva di spine.

I problemi dei MOOC gratuiti

Il primo riguarda le istituzioni più prestigiose e il loro brand. Offrire gratuitamente dei corsi Harvard svilisce il brand o lo estende?

Come visto, attualmente sembra si propenda per la seconda ipotesi, benché non manchino illustri voci (tra cui quella dello stesso Christensen) a sostenere la necessità di andare oltre le visioni classiche.

Il secondo è relativo al forte tasso di abbandono dei corsi. Quando gratuiti, la percezione degli stessi è di scarso valore, quindi di scarso interesse. Un sistema che alcune istituzioni online stanno cercando di risolvere attraverso dei sistemi di certificazione dei crediti, che però nella grande maggioranza dei casi non hanno alcun valore legale.

Non sono pochi, infine, i dubbi sulla sostenibilità economica del progetto “istruzione gratuita”. Apparentemente i MOOC sono più economici dei corsi d’aula, dato che molte lezioni sono analoghe a quelle offerte “live”.

È però altrettanto vero che per fornire un reale valore aggiunto e un’esperienza analoga a quella del campus sono necessari strumenti tecnologici e piattaforme informatiche. In una parola: investimenti.

Il nuovo modello duale: classe reale e digitale

Alcune università americane, riporta ancora l’Economist, sembrano optare perciò su un altro modello, quello del doppio binario. Ai corsi in aula si affiancano cioè quelli online, entrambi a pagamento ma con target differenti.

I secondi, in particolare, rivolti a chi richiede maggiore flessibilità nei tempi e nei modi di fruizione.

Ciò senza che venga “svenduto” il prestigio dell’ateneo (i corsi in aula mantengono intatto il proprio appeal) o che si trascurino le esigenze di chi richiede un’istruzione online per motivi professionali e di ottimizzazione dei tempi.

Altro punto importante riportato nell’articolo è la necessità di rendere i MOOC più vicini possibili all’esperienza reale dell’aula in ogni aspetto, dall’interazione con gli insegnanti alla possibilità di costruire un network di contatti.

In questo la tecnologia ha quasi integralmente colmato il gap, come già raccontato dallo #spiritoleader Federico Frattini, direttore del primo corso executive interamente online Flex EMBA di MIP.

In conclusione

Secondo l’Economist a rischiare maggiormente saranno le istituzioni universitarie di “fascia media”, quelle che non possono vantare il blasone ma neppure ridurre eccessivamente i costi attraverso l’istruzione online.

Sarà davvero la fine dell’università per come la conosciamo? Una cosa è certa affinché i MOOC siano considerabili una valida alternativa ai classici corsi in aula è necessario che la tipologia di istruzione ricevuta e l’esperienza d’apprendimento siano vicine a quelle tradizionali. Con però tutta la comodità del digitale!

Qual è il vostro parere a riguardo? Condividetelo con un commento al post o sui nostri canali social!

Un commento

  1. I MOOC sono un’ottima opportunità, non sono la fine dell’università tradizionale in quanto ancora oggi esistono studenti che hanno bisogno di un insegnante che li prenda a pedate per studiare, magari prendono voti alti, ma gli serve qualcuno che li picchi per riuscirci. .. I MOOC, così come una formazione online, è per persone molto indipendenti, che sanno gestire bene il proprio tempo, che sono curiose, e quando hanno una domanda, anziché alzare la mano in classe, cercano su Wikipedia e si scaricano ebook per approfondire, e che magari poi leggono in metropolitana, in piedi.. Questo è il vero studente telematico..
    Servono però piattaforme dedicate…..
    Ormai ne ho provate un po’ di piattaforme, da università telematiche a corsi online per certificazioni (con esami online) a corsi di informatica o altro.
    Il costo è l’elemento distintivo, perché un corso online che costa più di un corso in aula fa ridere, è questo è uno dei motivi perché alcuni corsi online non li ritengo adeguati al mercato oggi vigente….. io spero che nel tempo il costo dell’istruzione scenda sempre più proprio grazie al digitale, per riuscire a democratizzare il sapere.
    L’esperimento MOOC è buono, però davvero, cambiamo un po’ di regole e la piattaforma… Se qualcuno ha bisogno mi propongo come tester! Ormai ho una bella esperienza come studente telematico!
    Ciao

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