L’identikit del leader ispirazionale perfetto

Cercano la fatica per trionfare, fiutano la difficoltà per vincere, inseguono la paura per dominarla: l’essenza del grande sportivo ricalca il DNA del vero leader.

Una figura, quella del campione inspiring, dalle mille sfumature e identità: ecco il nostro identikit del leader ideale, disegnato sui tratti distintivi degli sportivi vincenti.

 

Autoritario, come Alex Ferguson

L’ex manager del Manchester United, simbolo vivente del football inglese e indiscusso leader riconosciuto in tutto il mondo, durante la sua lunga – e trionfante – carriera, ha dovuto fare i conti con grandi personalità.

Come avrà fatto Sir Alex a gestire fenomeni del calibro di Ryan Giggs, David Beckham, Ruud Van Nisterlooy, Cristiano Ronaldo e soprattutto Eric Cantona, una delle teste più calde della storia moderna del calcio?

Con l’autorevolezza: a confessarlo è proprio mister Ferguson, raccontandosi al termine della sua esperienza sulla panchina del ManUTD, durata ben 27 anni.

Per diventare un leader solido – spiega Ferguson – non si può mai perdere il timone del gruppo: le regole vanno fatte rispettare e se qualcuno desidera primeggiare all’interno di uno spogliatoio – così come può accadere in un gruppo di lavoro – è necessario affrontarlo, a viso aperto.

Chi crea problemi, minando le performance dei compagni, deve essere multato, penalizzato e – in estrema ratio – allontanato dal gruppo.

È lo stesso allenatore scozzese dall’urlo facile, ad ammettere «Che razza di allenatore sei se non hai le capacità per tenere a bada dei ragazzi? Io non ho mai cambiato atteggiamento: se sgarrano, li metti in punizione».

Rispondere con forza e soprattutto velocemente per Sir Alex, è stato fondamentale per non lasciarsi sfuggire mai il controllo.

 

Tenace, come Antonio Conte

Simbolo di grinta e abnegazione sin da giocatore, Antonio Conte è un leader tenace, irriducibile e dedito al gruppo.

Un professionista in grado di plasmare dall’interno un team e di convincere con ostinazione e caparbietà ogni singolo membro a collaborare per raggiungere uno scopo comune.

Dice di lui Carlos Tevez “Per lui ogni partita è una finale, vuole sempre vincere, non si accontenta mai. È un maniaco del lavoro, ma poi i risultati si vedono in campo”.

La leadership firmata Antonio Conte si basa, quindi, sulla tenacia: un termine immancabile nel vocabolario del tecnico leccese, tradotto nella consapevolezza di poter raggiungere risultati sfidanti grazie a minuziosi metodi di lavoro e chiari obiettivi di performance.

La ricetta per conquistare la vetta? “Fare le cose…nel migliore dei modi, con l’intensità giusta, con la cattiveria giusta, con l’umiltà giusta e con la voglia di fare fatica: questa è la cosa più importante”: parola di Antonio Conte.

 

Empatico, come Francesco Totti

L’ottavo Re di Roma, uno dei miti del calcio moderno, secondo molti il giocatore più forte degli ultimi vent’anni: Francesco Totti è la favola del leader empatico e carismatico.

Un carisma fatto di dolcezza e spirito di squadra. Un’empatia che profuma di umiltà e condivisione.

Totti non è un leader impetuoso, ma è una guida silenziosa e sicura: è il fuoriclasse che entra in campo pacato e cambia il volto della partita non solo per il suo talento, ma per la sicurezza che comunica all’intera squadra.

Totti è al servizio della Roma, e la Roma è al servizio di Totti: con lui in campo la squadra si muove con più sicurezza, ogni giocatore acquista coraggio, l’affiatamento tra i singoli uomini diventa tangibile.

Un leader allegro, coinvolgente e aggregante che crede nel clima all’interno di un gruppo e che ha fatto della modestia e della disponibilità la sua cifra stilistica.

Spiriti Leader, fate attenzione: si scrive intelligenza emotiva, si legge Francesco Totti.


Teso al continuo miglioramento, come Roger Federer

Da piccolo la gente diceva che avevo talento, ma che non c’ero con la testa, che non mi allenavo. Ero arrivato ad un bivio, dovevo scegliere se prendere la strada del talento o quella del lavoro. Ho scelto la seconda.”

Ecco il segreto del successo di Roger Federer: la continua tensione al miglioramento.

Nasce da questa spinta il mito di Roger Federer che negli anni si è alimentato con le numerose vittorie sul campo, ma soprattutto con il continuo perfezionamento.

Per superare gli ostacoli che nello sport – così come nel mondo del business – subentrano sulla strada verso il successo e per sbaragliare la concorrenza, il segreto è racchiuso nel lavoro costante, giorno dopo giorno, anche quando ci si sente al top. Insegna Federer che “è sempre possibile migliorare la tecnica. Prendete il mio rovescio: ogni tanto si perde e i miei avversari ormai si concentrano su quel colpo. Per questo continuo a lavorarci sodo”.

Futuri leader, ispiratevi a Roger Federer e ricordatevi di alzare sempre l’asticella delle performance vostre e del team, in una tensione spasmodica al miglioramento e al raggiungimento del controllo perfetto.  Perché, come afferma Roger “nei momenti decisivi è l’istinto che prende il sopravvento, ma non è un caso se alla fine vinco io”.

Un commento

  1. Non si può scrivere “DNA del vero leader” nel 2017 senza abbandonarsi alle risate più impenitenti.

    Soprattutto, è ben difficile tracciare un paragone tra personaggi di spicco del mondo dello sport e molti “leader” rammolliti, buoni solo a sollevare l’iPhone aziendale nuovo dal tavolo per chiedersi come si possa installare Candy Crush, salvo poi delegare l’arduo compito ai “tecnici.”

    “Intelligenza emotiva” è la scusa che, collettivamente, abbiamo fornito ai suddetti “leader” per promuoverli in posizioni dalle quali possano danneggiare l’operatività aziendale quotidiana soltanto in minima parte.

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