Intervista a Monica Regazzi, CEO di Homepal.it

Monica Regazzi è CEO di Homepal.it, il sito per comprare, vendere e affittare casa tra privati, senza agenzie.
Laureata cum laude in Economia Aziendale, ha lavorato per la celebre banca d’affari americana JP Morgan, è stata la Prima Partner donna in Italia del colosso della consulenza strategica The Boston Consulting Group ed ha operato in importanti progetti strategici e organizzativi per aziende e banche italiane e internazionali.
Durante la sua carriera ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti ed è stata nominata Young Global Leader del World Economic Forum.
Sposata, mamma di una bimba, da sempre una grande passione per la ginnastica artistica, più recentemente ha scoperto il mondo della vela.

1.In cosa consiste esattamente il tuo lavoro e quali sono le sfide maggiori che devi affrontare ogni giorno?

Il mio lavoro è guidare Homepal, una straordinaria startup, in qualità di CEO. Ad oggi il team è costituito da sei fantastiche persone, dotate di quell’entusiasmo indispensabile per costruire qualcosa di nuovo partendo da zero. Nello specifico, guidare una startup è innanzitutto un’occasione di crescita, sia professionale che personale, poiché bisogna sapersi destreggiare tra una moltitudine di attività, anche molto diverse tra loro e che possono spaziare dalla ricerca di nuovi investitori per un aumento di capitale (n.d.r. chiuso pochi giorni fa con una raccolta di 2,6 Mio€) alle telefonate da fare ai clienti per capirne i reali bisogni e disegnare così un customer journey ottimale. In particolare all’interno di Homepal seguo il funzionamento della macchina operativa e lo sviluppo di alcune partnership. Ma di fatto, in una startup, tutti devono essere sempre pronti a fare un po’ tutto, fa parte del gioco.

Continuare ad apprendere, avere questa grande opportunità anche dopo tanti anni di carriera, è per me fonte di stimoli e sfide sempre nuove: passare, infatti, da una realtà internazionale e consolidata come BCG ad una startup mi ha permesso di rimettermi in gioco e tornare ad imparare.
La sfida maggiore che ho dovuto affrontare è stata quella di passare da un approccio fortemente ancorato all’analisi e quasi totalmente razionale ad uno che, pur restando doverosamente connesso alla stessa analisi, non deve mai farsi “ingessare” da essa: nel velocissimo mondo delle startup lo scenario può cambiare repentinamente e, di conseguenza, occorre essere in grado di agire anche di istinto. È proprio questa la vera sfida quotidiana: trovare il giusto mix tra razionalità e istinto.

2.Quale è stato il momento professionale più bello e quello più difficile che hai vissuto?

Il momento professionale a cui sono maggiormente legata è sicuramente la promozione a Partner in BCG, non solo per il valore simbolico della cosa: ho avuto, infatti, l’onore di essere la prima donna a raggiungere la partnership nell’ufficio italiano e in tutto il sud Europa.
La soddisfazione viene dall’aver affrontato un percorso lungo ed impegnativo, una vera maratona in un contesto molto competitivo; e dal poter essere un “role model” per tante giovani professioniste che si affacciano al mondo della consulenza e non solo.

Allo stesso modo, posso dire che il momento più difficile è stato il percorso di maturazione che mi ha portato alla scelta di lasciare il mondo della consulenza, mestiere che ho tanto amato e che mi ha dato tanto, e cimentarmi con un’avventura imprenditoriale che mi affascinava da tempo, ma che non trovavo il coraggio di affrontare.
La startup mi attirava perché desideravo fortemente mettermi alla prova nel “fare” e non soltanto nel “consigliare”, ruolo tipico di un’attività di advisory. Devo però dire, con il senno del poi, che l’incertezza e i dubbi che immancabilmente si presentano nel momento della transizione si sono rapidamente dissolti una volta compiuta la scelta: è a quel punto, infatti, che ci si rende conto del fatto che, probabilmente, la stessa scelta andava compiuta anche prima, per la passione, l’energia e l’entusiasmo ritrovati nell’affrontare questa nuova grande sfida personale e imprenditoriale.

Un ulteriore motivo di soddisfazione per me, è il rendersi conto di  aver costruito nel corso della mia carriera precedente, non solo competenze industriali e manageriali, ma anche un solido e riconosciuto brand personale e un network, tutti aspetti fondamentali nelle fasi di sviluppo della start-up.

3.Cosa significa per te il termine “leadership” e come cerchi di portarla quotidianamente all’interno del tuo ambiente lavorativo?

Ho sempre associato il concetto di leadership a quello di passione.
Mi spiego: leader, a mio avviso, è colui che riesce a guidare un team canalizzando all’interno dello stesso la passione per ciò che si fa. Questa stessa cosa è proprio quello che sto cercando di fare all’interno di Homepal e, prima ancora, è quello che ho sempre fatto anche in consulenza, cercando incessantemente di trasmettere passione nella risoluzione di problemi complessi, sia verso i team che guidavo sia verso il cliente e le sue risorse.

4.Cosa significa per te il termine “innovazione” e come cerchi di portarla quotidianamente all’interno del tuo ambiente lavorativo?

Innovazione è provare a rispondere in maniera nuova e diversa ad un problema che ci troviamo ad affrontare quotidianamente.
Provare a fare le cose in modo alternativo è proprio quello che stiamo facendo: dopo aver individuato l’assenza sul mercato di uno strumento che permettesse alle persone, che volessero comprare, vendere o affittare casa, di poter fare da soli, in maniera semplice, ma nello stesso tempo efficace, ecco che nasce Homepal la piattaforma che permette di fare tutto on-line, sfruttando la potenza dei social media per pubblicizzare l’immobile e con un forte risparmio di costi, perché tutto il valore viene trasferito al cliente finale.
E questo è solo l’inizio, perché una volta che inizi a smontare la catena del valore della transazione immobiliare, ti rendi conto di avere possibilità enormi di offrire nuovi servizi aggiuntivi al cliente finale.

5.La tua citazione preferita?

Non vorrei ricorrere ad una specifica citazione quanto suggerire di osare sempre, di “buttarsi”, poiché, alla fine, si è più forti di quanto si pensi di essere. Se crediamo in qualcosa, possiamo realizzarlo.

 

Grazie mille Monica per il tempo dedicatoci e per l’interessante conversazione.

Benedetto Buono

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