I rituali propiziatori migliorano la performance anche nel lavoro: lo dice la scienza!

I rituali propiziatori migliorano la performance- lo dice la scienza

Due sistemate ai capelli, un tocco al naso, una strattonata alla maglietta e un’aggiustata al pantaloncino.

Servizio.

Ecco il rituale in campo di Rafael Nadal, tennista maiorchino e icona dello sport a livello mondiale.

Ad ogni battuta, sua o dell’avversario, Nadal combatte lo stress e aumenta la concentrazione ripetendo all’infinito una serie di gesti rituali e scaramantici.

Il campione spagnolo non è che uno dei tanti casi di personaggi noti, e meno noti, che di fronte a situazioni ansiogene e particolarmente stressanti, si affidano alla ritualità per controllare l’incertezza.

Una gestualità che divide gli esperti: c’è chi ritiene che appoggiarsi alla scaramanzia sia un modo per distruggere l’autostima e alimentare il vortice della fragilità, ma c’è anche chi ha studiato e verificato gli effetti positivi della ritualità nel combattere l’ansia e ottenere prestazioni migliori.

Secondo un autorevole studio condotto da un team di ricercatori statunitensi, infatti, mettere in atto una serie di gesti scaramantici prima di un evento importante facilità il relax e migliora le performance.

Un’evidenza d’impatto considerevole pensando ai numerosi campi di applicazione.

Non solo nello sport: anche in ambito business e professionale, le situazioni di stress si susseguono, specialmente ad alti livelli.

Pensiamo ad una presentazione importante, ad un meeting commerciale, ad uno speech da tenere di fronte ad una platea ampia.

Mettere in pratica un rituale, prima di iniziare l’evento ansiogeno, aiuta a contenere lo stress e a calmarsi.

Quest’affermazione nasce dall’osservazione di un campione di 85 persone comuni, messe di fronte ad un evento stressante: cantare una canzone di fronte ad un pubblico di pari.

Imbarazzante, vero?

Alla metà del campione è stato chiesto di eseguire, prima dell’esibizione, un rituale scaramantico composto da precisi gesti indicati dai ricercatori. Durante l’esibizione gli esaminatori hanno monitorato gli indicatori vitali delle persone, come il battito cardiaco, e hanno valutato l’esibizione canora.
Sorprendentemente, la porzione del campione che si era affidata ad un rituale prima della performance ha cantato meglio e ha manifestato parametri vitali più rilassati, dimostrando calma e maggior sicurezza.

Ma non bastano gesti propiziatori prima di una presentazione o di un meeting cruciale per ritrovare l’equilibrio: è molto importante, secondo quanto osservato dai ricercatori americani, che il rituale sia composto da precise e definite azioni di tipo simbolico, con un significato per la persona che le esegue.

È fondamentale, infatti, che la persona creda fermamente in quello che fa e che ne riconosca una valenza scaramantica o magica.

Questa dichiarazione nasce, ancora una volta, da un esperimento sul campo, condotto confrontando un campione a cui è stato chiesto di mettere in pratica una serie di gesti casuali prima di un difficilissimo test di matematica, con un altro a cui la serie di gesti propiziatori è stata presentata come un preciso rituale.

Il risultato? Le persone convinte che la gestualità avesse un valore scaramantico a tutti gli effetti, si sono sentite più sicure e hanno performato meglio. Al contrario, le persone poco coinvolte e indotte a pensare che la sequenza di gesti preparatori fosse randomica e senza significato, hanno manifestato livelli più alti di ansia.

Senza una base di credenza – o fede – la forza del rituale svanisce.

Una ricerca curiosa e che senza dubbio farà discutere. I manager che si affidano alla ritualità, perdono di default la forza di leader? O un leader empatico è in primo luogo una persona normale alle prese con le proprie fragilità?

Il dibattito è aperto.

Un commento

  1. Nelle arti marziali, che ho praticato in passato, ci sono dei rituali che non hanno a che fare con la scaramanzia, bensì con ragioni più tangibili. Alcuni di questi sono ad esempio vestire la divisa in maniera precisa, fare un inchino entrando nel dojo (spazio dove si svolgono gli allenamenti) in forma di rispetto per il luogo e per le altre persone, se si pratica con armi, deporle in ordine in un’angolo ecc… Questi gesti al di la delle implicazioni spirituali, sempre presenti in questo tipo di pratiche, per mia esperienza hanno anche dei motivi concreti. Il principale è che essendo ritualizzati, mettono subito la persona in uno stato di concentrazione rafforzando al contempo la connessione mente-corpo. E’ incredibile la potenza che si percepisce da questo; nel mondo lavorativo ahimè, tutto questo difficilmente si riscontra.

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