I 5 errori dei manager a più alto tasso di frustrazione per il team

I 5 errori dei manager a più alto tasso di frustrazione per il team

Chiarezza e coerenza: sono questi i 2 capisaldi su cui un manager dovrebbe fondare la sua leadership, per creare una relazione forte e solida con il team.

A dirlo è un recente sondaggio LinkedIn che ha coinvolto circa 3 mila professionisti. Obiettivo: indagare le azioni a più alto tasso di frustrazione che i manager possono mettere in atto a danno del gruppo di lavoro.

Autocelebrazione, indisponibilità, incertezza e aleatorietà: sono solo alcuni dei comportamenti che il leader può assumere mettendo in ginocchio gli stimoli del team e, di conseguenza, il raggiungimento dei risultati.

Scopriamo insieme le 5 principali azioni dannose che il manager dovrebbe evitare per mettere al riparo i collaboratori dal senso di insoddisfazione.

 

1. Aspettative non chiare o “ballerine”

Notate che il vostro team è demotivato e avvilito, ogni giorno di più? Prima di puntare il dito contro ciascuno dei componenti provate a riflettere sul vostro comportamento.

La principale causa di frustrazione dei collaboratori, infatti, si lega alle aspettative del boss non chiare o che cambiano troppo frequentemente. A confermare i risultati del sondaggio sono Lisa Earle McLeod e Mike Figliuolo, tra i principali esperti di leadership a livello internazionale, che illustrano come la mancanza di chiarezza negli obiettivi personali e di gruppo sia la naturale anticamera per il calo delle performance.

Senza una spiegazione esaustiva su quale sia il traguardo da raggiungere – e quale la strada da seguire – i risultati dei dipendenti possono non essere soddisfacenti.

E non è tutto: caos e incertezza sono spesso il frutto anche del “non detto”. Dare qualcosa per scontato può giocare brutti scherzi: dettagliate gli obiettivi e le aspettative e, soprattutto, create un piano strategico solido e consistente. Ogni cambiamento repentino nel percorso potrebbe creare una confusione tale da mettere a rischio la stabilità del team.

 

2. Micromanagement

Il leader che ficca il naso in ogni attività, dalle più importanti a quelle a scarsissimo valore aggiunto, non fa altro che demotivare i suoi dipendenti.

La ragione principale? Il micromanagement nasconde, da parte del boss, un sentimento di poca fiducia nei collaboratori che viene percepito con forza dai dipendenti. Con il risultato che, questa attenzione spasmodica per i dettagli, da un lato convince erroneamente il leader che tutto sia sotto controllo, ma dall’altro sgretola l’anima del team, scoraggiandolo e portandolo progressivamente al crollo.

 

3. Indisponibilità e poco coinvolgimento

Se il micromanagement attanaglia il team, soffocandolo, anche l’assenza totale del manager nelle dinamiche di gruppo rappresenta un comportamento altamente rischioso e deleterio.

Un leader poco coinvolto, infatti, non è in grado di interagire correttamente con i collaboratori, che si sentono abbandonati a loro stessi. Un errore comune, quello in cui cadono i manager che mantengono le distanze dal gruppo, che spesso deriva da una loro profonda lacuna: non essere in grado di fornire feedback ai collaboratori.

Secondo Mike Figliuolo, è fondamentale per un manager virtuoso lavorare su questa skill e superare la paura nel dare un riscontro, negativo o positivo che sia. I benefici sono molteplici: sarà più facile impegnarsi con i membri del team, mettendosi a disposizione per risolvere anche le questioni più complicate.

4. Scarsa attenzione allo sviluppo professionale del team

Il quarto elemento di frustrazione per il gruppo, che emerge dalla survey di LinkedIn, è dato dall’atteggiamento poco attento da parte del manager nei confronti della crescita professionale dei collaboratori. È d’accordo Todd Dewett, altro grande esperto di leadership, che racconta come un buon numero di manager riconosca l’importanza di occuparsi dello sviluppo delle sue risorse, ma che messo di fronte all’azione preferisca concentrarsi solo su sé stesso e sulla sua crescita.

Una miopia che ogni leader pagherà cara: sottovalutando il ruolo centrale nello sviluppo degli altri, demotivano il team.

 

5. Spirito critico assente

Nel lavoro, così come nella quotidianità, si possono commettere errori: l’importante è imparare dai passi falsi, per crescere ed evitare di compierne di nuovi in futuro.

Se il leader, però, non mostra spirito critico e ha difficoltà ad ammettere di ricadere in uno dei 4 casi precedenti, ecco che le conseguenze sull’umore del team possono essere devastanti tanto da spingere i collaboratori ad andarsene.

I manager virtuosi, invece, sanno recuperare terreno anche dopo uno scivolone: per stabilire aspettative chiare, lasciare maggiore libertà ai propri dipendenti, supportarli nei giusti momenti e promuovere la loro crescita, non è mai troppo tardi.

 

(3) commenti

  1. Da imprenditore nel settore informatico sono d’accordissimo con i contenuti di quest’articolo: le risorse interne sono il patrimonio più grande di un’azienda.
    Il benessere del team non può far altro che aumentare la produttività e di conseguenza i profitti.

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  2. Direi che l’equilibrio tra controllo e fiducia è alla base di ogni collaborazione che possa valorizzare i membri del team (compreso il leader). In fin dei conti anche lo spirito critico rivolto verso sé stessi fa parte di un controllo base che non deve mai mancare in un buon gruppo di lavoro. Occorre anche rimarcare che (sotto il profilo della valorizzazione dei colleghi) la formazione è lavoro (oggi forse la parte più importante del lavoro), quindi dei buoni feed-back (anche orientati al futuro e alla condivisione di future visioni del mondo) e la formazione valoriale (ma anche tecnica/operativa) sono alla base di un team motivato, efficace ed efficiente. Per quanto riguarda la gestione dei conflitti è scientificamente dimostrato che Prediligere la carota (cioè i rinforzi positivi) produce (anche nel medio termine) risultati migliori del bastone, anche se talvolta una bastonata può essere necessaria (l’importante è che non sia routinaria e che sia ben motivata!!). Dott. Lucio

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  3. Mi sembra un articolo molto intelligente e azzeccato. Condivido la maggior parte delle considerazioni scritte.
    Sarebbe bello averlo tradotto in inglese per condividerlo con amici e colleghi

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