Come fare di una Utility un’eccellenza anche in tema di CSR: Francesco Profumo AD del Gruppo IREN

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Il Gruppo IREN è stato nominato nel 2014 tra i finalisti del TOP UTILITY AWARD, progetto patrocinato dalla Commissione Europea Rappresentanza per l’Italia, Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero dell’Ambiente ed ENEA.

A questa eccellenza italiana nella gestione di acqua, energia e ambiente sono stati riconosciuti anche premi speciali per la categoria Sostenibilità, Comunicazione, Performance Operative e Tecnologia.

A partire dal 2013, grazie alla rivisitazione del proprio sito internet e alla strategia di comunicazione rispondente agli indirizzi della CSR 2.0, il Gruppo IREN migliora anche il proprio posizionamento nella top list di CSR Online Awards Italy 100 stilata da Lundquist.

Per questi motivi abbiamo ritenuto interessante intervistare Francesco Profumo, Presidente di IREN SPA dal 2013, oltre che politico e accademico italiano che dal 2011 al 2013 ha rivestito anche il ruolo di Ministro del MIUR.

 

Buona lettura a tutti!

 

Dhebora Mirabelli e Alessio Muccini

 

1. Lei è l’A.D. di IREN, una utility da 2.2b€ in attività in varie aree italiane. Per definizione le utility hanno un’estesa filiera di stakeholders, sia per la tipologia degli utenti sia per la vicinanza con il territorio ed alle istituzioni locali. Qual è la vostra strategia per quanto riguarda la CSR, vista la peculiarità del vostro mercato?

Considerando l’attuale contesto socio-economico e le prospettive di medio-lungo termine, ritengo che sempre più in futuro vinceranno le aziende capaci di offrire ciò che chiedono i clienti e i cittadini nelle forme e nelle modalità da loro richieste. Le aziende assumeranno un ruolo e una responsabilità più ampia per lo sviluppo sociale dei territori in cui operano. Anche nelle multiutility il cliente/cittadino, e più in generale gli stakeholder, guideranno le scelte organizzative e produttive delle aziende.

Con questa consapevolezza Iren ha definito i poli di riferimento per il suo percorso di crescita: il territorio e il mercato. Se il territorio rappresenta il canale privilegiato attraverso il quale rendere visibile e credibile la propria offerta, così come la base sulla quale fondare la propria competitività, il mercato rappresenta la sfida all’efficienza, alla capacità di garantire servizi di qualità e innovativi con un reale spostamento del fulcro sul cliente e sulle comunità.

In questo legame tra territorio e mercato, la Corporate Social Responsibility diventa fattore strategico di crescita, se associa anche il concetto di Innovation per promuovere un nuovo modello di sviluppo territoriale centrato sull’innovazione di processo e di prodotto e sulla innovazione sociale, passando quindi da un approccio tradizionale ad una responsabilità più ampia moderna e condivisa con il territorio.

L’innovazione è leva che consente di fornire risposte rapide e flessibili attraverso il ridisegno continuo di processi operativi, delle infrastrutture e degli applicativi, con il supporto di tecnologie e la gestione dei dati generati dai propri sistemi di automazione e dai propri stakeholder.

Un approccio proattivo in cui gli impatti sociali e ambientali sono considerati occasione per far avanzare il business dal punto di vista dei processi produttivi, dei rapporti con gli stakeholder interni ed esterni e contemporaneamente ottenere un ritorno finanziario.

2. Crede che il vostro modo di operare sia replicabile in altre realtà?

Come accennavo prima, credo che le aziende capaci di rispondere ai reali bisogni e di anticipare i bisogni emergenti degli stakeholder avranno una leva competitiva per crescere e svilupparsi. Dove crescita e sviluppo significhi creare valore a vantaggio non solo dell’azienda, ma anche degli stakeholder. Partendo da questo assunto un approccio proattivo come quello che Iren sta adottando è sicuramente replicabile in altre realtà. Significa partire dall’ascolto di chi utilizza prodotti e servizi, di chi li commissiona, di chi li controlla, di chi contribuisce alla loro realizzazione in termini di lavoro e di finanziamento. Porre il focus sui propri stakeholder è un modo di fare impresa che trova una risonanza molto forte nel mondo dei servizi di pubblica utilità, nella sanità e, più in generale nel settore dei servizi alla persona, ma che si coniuga altrettanto bene con altri ambiti produttivi quando si vogliono adottare logiche che, già in fase di pianificazione strategica, considerano il valore dell’impresa nel suo complesso: dalla dimensione economico-finanziaria a quella sociale, ambientale e innovativa.

3. Come immagina i futuri sviluppi della CSR alla luce della direttiva europea 95/2014 del 14 ottobre sull’obbligatorietà della comunicazione di dati non finanziari per le grandi imprese?

Penso che l’orientamento passerà da una logica di Corporate Social Responsibility più tradizionale e reattiva a quella di una Corporate Social and Innovative Responsability proattiva, nella quale impatti e rischi in termini economici, finanziari, sociali ed ambientali sono attentamente valutati nella strategia e altrettanto attentamente rendicontati agli stakeholder.

D’altra parte è sempre più evidente che il valore delle imprese non è più correttamente rappresentato solo dai risultati economico-finanziari. Molte risorse aziendali strategiche intangibili – innovazione, marketing, know-how, capacità imprenditoriali, modello di business – che creano valore non ricadono nell’ambito della rendicontazione contabile tradizionale. E proprio su queste informazioni di natura non strettamente finanziaria si focalizzano sempre più gli investitori e i mercati.

4. La direttiva indica specifici e nuovi obblighi per le imprese con più di 500 dipendenti. Quali vantaggi troverebbero le PMI nell’applicazione della direttiva su base volontaria?

Spesso nelle aziende di piccole-medie dimensioni le risorse intangibili, ad esempio il capitale umano e intellettuale, rappresentano il vero valore d’impresa. Pensiamo per esempio a molte start-up che posseggono asset strategici che sono solo in minima parte riconosciuti dagli standard contabili, e che in realtà costituiscono il più grande patrimonio dell’impresa (idee, piattaforme di business, brand ecc.) per creare valore nel tempo. Potenziali clienti e finanziatori possono trovare in questi asset l’essenza dell’impresa. E la reportistica che integra la comunicazione finanziaria con informazioni che permettono di capire il reale impatto dei fattori non finanziari produce senz’altro un vantaggio per le piccole e medie imprese. Anzi in molti casi il vantaggio per le PMI è anche maggiore rispetto alle grandi imprese che, per tipologia di business e dimensione, possono vantare dotazioni patrimoniali e risultati economici di rilievo.

5. Come la CSR può essere strumentale ai valori e principi che ispirano il Made in Italy?

Se tra i principali valori del Made in Italy consideriamo la qualità dei prodotti, la trasmissione dei saperi, la competenza, il rapporto con le proprie radici, la qualità sociale e relazionale, credo che risulti evidente come la Corporate Social and Innovative Responsibility non debba essere considerata strumentale ma intrinseca al Made in Italy. Parliamo di valori che contribuiscono a creare la ricchezza delle imprese che fanno il Made in Italy e che producono esternalità positive per l’intero Paese: occupazione, conoscenza, cultura, PIL, lavoro indotto, ecc. Progettare l’impatto di queste esternalità a priori, e in relazione agli stakeholder, e valutarlo a valle in una logica di miglioramento continuo è il modo di concretizzare la CSR nel Made in Italy.

6. Il PNI 2015 vede come main sponsor proprio la “sua” IREN. Il premio ha come mission la valorizzazione delle migliori idee sul tessuto nazionale. Perchè crede sia importante sostenere competition come queste?

Il PNI è la più grande e capillare business plan competition italiana, un modello virtuoso di partnership tra il sistema imprenditoriale e il mondo universitario in un paese, come l’Italia, dove accademia e impresa stentano ancora oggi a dialogare. E’ fondamentale sostenere la domanda di innovazione, far sì che le aziende e le pubbliche amministrazioni inizino a collaborare con le start-up, che capiscano che questa è la chiave della competitività.

Iren crede fortemente nel ruolo strategico dell’innovazione e dell’open innovation.  Su questi temi abbiamo elaborato un piano, con un investimento in 5 anni di quasi 500.000.000 di euro (il 25% dei nostri investimenti), individuato le priorità e poi stabilito un sistema di clusterizzazione rispetto ai luoghi in cui si fa l’innovazione, quali università, centri di ricerca e incubatori.

In questo contesto il Premio Nazionale per l’Innovazione, di cui Iren è main sponsor per il secondo anno consecutivo, è una assoluta eccellenza. Sessanta idee sulle quali costruire e sviluppare imprese vincenti, ad alto contenuto innovativo e tecnologico, nei settori portanti dell’economia del Paese. È un progetto che consente di fare un po’ la sintesi dell’Innovazione, una grande palestra per la nostra azienda che ritiene che sviluppo e crescita dei propri business di riferimento non possano che trarre giovamento dal confronto e dalla collaborazione con start-up innovative e dalle azioni di open innovation.

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